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L'Accomodazione Stampa E-mail
L’accomodazione è un meccanismo che permette a tutti gli esseri viventi di vedere nitidi gli oggetti posti alle diverse distanze.
In tutti gli esseri viventi il meccanismo dell’accomodazione non si realizza nella stessa maniera, infatti, nei volatili, ad esempio, avviene mediante un mutamento della forma della cornea, mentre nei pesci con lo spostamento in avanti ed indietro del cristallino modificando così la messa a fuoco dell’oggetto sulla retina.
Nell’uomo, il meccanismo accomodativo, si espleta, invece, attraverso la modificazione della forma del cristallino.
Si definisce accomodazione il processo di adattamento che permette all’occhio di modificare il suo sistema diottrico al fine di ottenere immagini nitide di oggetti, indipendentemente dalla distanza alla quale sono localizzati nello spazio.
All’inizio dell’800, grazie a Thomas Young (1801) (1), si inizia a delineare la giustificazione scientifica della variazione di potere dell’occhio quando l’oggetto di fissazione è vicino.
Egli eroicamente fissò una sorta di pinza in modo che fosse a contatto con le parti posteriori ed anteriori dell’occhio: se durante il processo accomodativo, si fosse allungato (era una delle possibilità contemplate dalla scienza del tempo) si sarebbero generati dei fosfeni (la comparsa di lampi di luce senza che vi sia uno stimolo luminoso, dato che l’esperimento ebbe risultato negativo, e per fortuna non nefasto), implicitamente venne dimostrato che l’allungamento del bulbo oculare non era causa del processo accomodativo.
Lo stesso Young con uso di una sorta di lente corneale, immergendo il viso in acqua, provò che nemmeno la cornea prendeva parte attiva nel processo studiato.
Un ulteriore prova storica venne mossa dalle osservazioni di J.E.Purkinje (1823) (1) e fu meglio definita da H. Von Helmoltz. (2)
Le così dette immagini di Purkinje-Sanson (altro autore impegnato nell’osservazione delle immagini), (1873) (1) sono riflessi delle superfici dei mezzi oculari.
I mezzi ed i riflessi sono numerati dall’esterno all’interno: cornea (1,2: superficie anteriore e posteriore), cristallino (3,4: superficie anteriore e posteriore), e corpo vitreo (5,6: superficie anteriore e posteriore).
Le immagini meglio visibili sono la: (1) superficie anteriore della cornea, l’immagine riflessa è diritta e molto luminosa; (3) superficie anteriore del cristallino, l’immagine riflessa è diritta e di debole luminanza (1/100 rispetto a quella corneale); (4) superficie posteriore del cristallino, l’immagine riflessa è capovolta e di debole luminanza (1/125 rispetto a quella corneale).
L’osservazione dei riflessi è facile usando una sorgente inclinata 30°- 50° rispetto all’asse dell’occhio.
La direzione e l’ingrandimento dell’immagine dipende dalla superficie che la origina: diritta se la superficie è convessa, capovolta se la superficie è concava; l’immagine risultante si riduce con l’aumentare della curvatura della superficie.
Durante l’accomodazione, l’immagine (3) è l’unica a rimpicciolire ed a variare posizione in modo notevole, mentre solo un modestissimo spostamento per quello che riguarda la (4), evidentemente la curvatura della superficie anteriore del cristallino è variata.
La definizione del processo accomodativo ora accettata è dovuta principalmente ad H. Von Helmoltz (2) il quale asseriva che con il muscolo cilare a riposo la lente del cristallino assumeva una posizione piatta causata dalla tensione delle fibre della zonula di Zinn, così da ottenere il potere diottrico per la visione da lontano.
Al contrario quando il muscolo ciliare non è a riposo, le fibre della zonula di Zinn sono rilassate ed il cristallino assume una forma sferica adatta per la visione da vicino.
Altri perfezionamenti vennero fatti ad opera di E. Fincham (2) il quale, asseriva, tra la fine del 1800 ed i primi quarant’anni del ventesimo secolo, che la capsula della lente del cristallino (struttura esterna), il cui spessore alla periferia è paragonabile al centro, accresce la protrusione nella sua parte assiale divenendo più sferico, ciò contribuisce ad aumentare il potere del cristallino per la visione da vicino.

Bibliografia:
1. Anto Rossetti
Manuale di optometria e contattologia
Ed. Zanichelli (1985)
2. Angelini
Cataract, and other diseases of crystalline lens
Edizioni scientifiche (1985)